Comunicazione, ai tempi del Covid-19

12.04.2020

"Anno bisesto, anno funesto" recita un detto che puntualmente ogni 4 anni ci troviamo a ripetere a macchinetta per esorcizzare la possibilità che l'anno che sta per cominciare possa essere un covo di disgrazie e sfighe. Beh, per quello che riguarda questo 2020 le possibilità sono 2: o abbiamo ripetuto lo slogan troppo poco o altrimenti ce la siamo effettivamente tirata in pieno. Il 2020, sulla carta cominciato a gennaio e che ad oggi ha visto consumarsi 3 mesi e mezzo dei 12 che gli spettano da calendario, si può dire in qualche modo sia stato messo in pausa dal mondo intero, come si fa con una canzone quando qualcuno improvvisamente suona al citofono e per capire di chi si tratta senza distrazioni si stoppano tutti i rumori che ci circondano. A suonare con insistenza al citofono della nostra quotidianità è stato un virus, inizialmente snobbato e ignorato come i disturbatori della domenica mattina, si è preso la ribalta a suon di contagi che via via hanno coinvolto senza distinzione alcuna persone di qualsiasi ceto sociale, uomini e donne onesti e rispettabili da un lato, stronzi senza dignità e onore dall'altro. Sono ormai due mesi mal contati che un lockdown globale ci tiene chiusi nelle nostre case, con l'obiettivo di proteggerci, gli uni con gli altri, nella speranza che presto si possa assistere all'inversione di rotta della curva dei contagi e ad un lento, ma progressivo ritorno alla normalità.

La deriva tragica assunta dal virus, trasformatosi presto in pandemia, ha cambiato gioco forza le condizioni dell'intero mondo, per una volta dalla stessa parte (almeno in apparenza) unito contro un unico nemico da sconfiggere, da annientare con tutti i modi possibili e immaginabili; è cambiato il modo di informare, di informarsi, è cambiato il modo attraverso cui comunichiamo e attraverso cui scegliamo quali siano i valori corretti da tramandare e da innalzare a obiettivo comune.

Una delle prime cose cambiate, è stata già citata prima, ma sicuramente in una lettura scorrevole non sarà risultata così evidente... proteggersi gli uni CON gli altri... è un cambiamento importantissimo per un paese che per colpa di una comunicazione spesso votata al terrorismo psicologico col fine puro del consenso era abituato a sentire "proteggersi gli uni DAGLI altri...". L'Italia è un grandissimo paese, un paese ricco di forza, un paese che ne ha passate di ogni e che ha sempre trovato la capacità di rialzarsi grazie alle grandi persone che lo popolano e alla generosità che le contraddistingue. L'Italia è però un paese che ha un enorme difetto, ma molto molto grande: per sentirsi comunità, per sentirsi un unico grande paese ha bisogno di un nemico da combattere, ha bisogno di qualcuno contro cui dimostrare, ha bisogno di una grave disgrazia per dimostrare a se stessa il proprio valore: gli italiani sono uniti quando la minaccia sono i negri che secondo qualcuno stanno per invaderci, sono uniti quando la minaccia è la Germania o la Francia durante i Mondiali, sono uniti quando vengono tacciati di essere il veicolo mediante cui un virus letale viaggia per il mondo, sono uniti quando quello contro cui devono innalzare la barricata ha un nome ed un cognome ed oggi si chiama Coronavirus o Covid-19. Questa è una pecca enorme, è una delle cose che mi suscita i dubbi quando penso al mio paese ed in cosa lo vorrei diverso. Oggi, "grazie" al Coronavirus e alla comunicazione che delle misure di protezione è stata fatta dai media vari e dalle Istituzioni, sta prevalendo il concetto che stando a casa ci proteggiamo reciprocamente, gli uni CON gli altri, tutelando il prossimo dalla possibilità di essere contagiato da un nostro essere positivi asintomatici al virus. Secondo me, questa concezione del CON e non del DAGLI può durare solo se la comunicazione da parte di tutti continua ad essere compatta, unica nel linguaggio adottato, chiara il più possibile senza appellarsi a fake news acchiappa-consenso che in questo momento sarebbero uno dei danni più grandi. Il mantra del "RESTATE A CASA" ripetuto allo sfinimento da chiunque continua però a non nascondere questo senso di sottintesa stupidità dei soggetti ai quali si parla in quanto l'utilizzo del voi in luogo del noi, cioè del "RESTIAMO A CASA" esclude quasi chi lo pronuncia dal dover sottostare anch'egli al mantra stesso: è in abbondante uso dai programmi televisivi, dai vari personaggi più o meno famosi (non tutti ovviamente) che mediante le loro pagine social comunicano ed intrattengono... ottima invece in questo caso la comunicazione istituzionale da parte di Premier e Presidente della Repubblica che nei loro discorsi continuano ad utilizzare un "noi" che è tanto utile a non far disperdere quel senso di comunità a cui ci stiamo appellando.

Un altro cambiamento importante della comunicazione ai tempi del Coronavirus riguarda i mezzi mediante i quali cerchiamo di sostituire quell'affetto e quel contatto che tanto manca al nostro quotidiano: spesso nella vita di tutti i giorni detestiamo ricevere una chiamata telefonica, fingiamo di non esserci quando ci vogliono incastrare in un saluto telefonico, eludiamo le videochiamate come la peste e non vogliamo farci vedere quando in casi rari vengono effettuate. Oggi è tutto completamente ribaltato: ci si videochiama per mostrarsi reciprocamente nella tristezza di un aperitivo in casa propria, addirittura tutti i giorni, come se prima la prassi fosse quella del quotidiano ritrovo per l'aperitivo; ci si chiama per manifestarsi solidarietà e ansie varie mentre prima a malapena ci si sentiva per le feste comandate e si allegano alle chat whatsapp foto e audio che siano testimonianza del disagio e della sofferenza che questa forzata reclusione ci sta causando... i mezzi tecnologici sono utilizzati senza più alcuna difficoltà da chiunque prima fosse reticente a farlo, imparare e sottostare a questo gioco tecnologico fa parte del sentirsi un'unica comunità, per non sentirsi isolati ancor più dell'isolamento. E' positivo questo nuovo modo di comunicare in quanto, visto a lungo termine, può voler dire che sempre più persone sono consapevoli di un progresso tecnologico a cui provare ad adeguarsi e non solamente nel campo della comunicazione "telefonica", ma anche dell'informazione e della cultura. La televisione ha smesso di essere intrattenimento per diventare informazione compulsiva, sequenze di dati che si ripetono uguali su tutti i canali, causando nell'opinione pubblica l'illusione di essere a conoscenza della situazione: troppe sono le opinioni di persone non qualificate, troppe le persone che bramano protagonismo e un ruolo decisionale in questo periodo in cui date e numeri si rincorrono continuamente e si fatica a isolare quelli corretti. Il ruolo della televisione che intrattiene è svolto da Instagram e dai social network, mediante dirette su profili personali, dirette di coppia coinvolgendo colleghi e altre personalità, i personaggi dello spettacolo, dello sport e della cultura intrattengono, comunicano di leggerezza e talvolta mediante interazioni con gli spettatori eliminano quel senso di quarta parete che progressivamente la tv sta già eliminando da tempo.

Per quanto riguarda la comunicazione istituzionale, i toni del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica sono estremamente educati, garbati, chiari e anche più confidenziali del solito: questo avvicina l'intera popolazione alla carica istituzionale spesso vista con diffidenza per i privilegi e gli agi di cui può godere, mentre ora le condizioni pressoché identiche dettate dalle misure restrittive costringono all'isolamento e al distanziamento sociale senza tener conto di nulla... il Presidente della Repubblica che sottolinea che come tutti non può recarsi dal barbiere e quindi accetta serenamente di posare con un ciuffo ribelle, fa sorridere e fa dimenticare per un momento l'importanza istituzionale che ricopre senza che se ne perda il rispetto; il Presidente del Consiglio che, mediante contatti diretti con la nazione via social o via diretta nazionale a reti unificate, spiega le misure che ha deciso di attuare consapevole del sacrificio che sta chiedendo, con tono educato, con garbo, pacatezza e rispetto è qualcosa che sinceramente mancava a quel ruolo da molto tempo, abituati alle manie di protagonismo di predecessori affascinati ed inebriati da potere e telecamera. Infuria la polemica da qualche giorno circa i toni utilizzati durante l'ultimo intervento a reti unificate in cui vi è stato un chiaro attacco alle opposizioni, ree di aver ripetutamente dichiarato falsità sulle varie e delicate trattative a cui il nostro Paese si sta sottoponendo in Europa: è sicuramente criticabile aver approfittato del mezzo e della potenza dell'intervento per portare un attacco di quel tipo, ma deve e ripeto ancora deve essere assolutamente da condannare questa continua attitudine allo sciacallaggio politico-mediatico che le opposizioni specie in questi ultimi mesi stanno adottando come unica strategia comunicativa. Smentire fake news è compito dei giornalisti, gli stessi che danno spazio nei loro giornali e telegiornali a queste dichiarazioni con lo scopo di vendere una copia in più o guadagnare qualche punto di share. Laddove questo non viene fatto e laddove l'atteggiamento reiterato non fa altro che danneggiare tutti per puro tornaconto elettorale personale, allora non mi sento assolutamente di condannare un intervento di quel tipo in cui, per amore di chiarezza e trasparenza del lavoro, vengono fatti nomi e cognomi di chi, vigliaccamente e indegnamente avanza pretese di rappresentare il paese. Il nostro Paese non merita di essere rappresentato da persone del genere. Questo atteggiamento purtroppo non può annoverarsi fra i cambiamenti nel modo di comunicare ai tempi del Coronavirus, anzi ha trovato nella debolezza della popolazione tutta, terreno fertile cui attecchire. Informiamoci autonomamente e teniamo botta!


↩ Tutti i Post

GIUNGLA NORD nasce, come tutte le giungle che si rispettino, con l'obiettivo di essere disordinato e creativo.

Disordinato, perché le tematiche affrontate saranno le più varie, senza schemi prefissati.

Creativo, perché l'unico vincolo da rispettare sarà solo esprimere la propria idea.


Io sono Daniele, vi do il benvenuto in GIUNGLA NORD!

L'ambiente è ancora soggetto a modifiche per rendere la piattaforma sempre più gradevole ed interattiva