Il dilemma del Porcospino

13.04.2020

Le relazioni e le interazioni fra esseri umani sono la più interessante forma di espressione della natura dell’essere umano stesso, che cerca di completarsi e di completare il proprio pensiero attraverso il confronto con i suoi simili. Da alcune di queste relazioni ed interazioni nascono talvolta amicizie profonde, storie d’amore, per cui il legame passa da qualcosa di breve o estemporaneo a qualcosa invece che deve essere più stabile e destinato a sopravvivere alle ingiurie del tempo. Legami lunghi e profondi sottendono a una condizione di totale abbandono di sovrastrutture, perché lasciare che ci si conosca nel bene e nel male è l’essenza del rapporto, si crea col tempo un sentimento di fiducia nell’altra persona che modifica il modo di vivere: si comincia a pensare in modo “doppio” per fare gli interessi della coppia e ci si aspetta che nelle difficoltà l’intento sia altrettanto quello di difendersi reciprocamente non badando al danno individuale. Tutto questo assume connotati stupendi quando nel rapporto non vi sono cenni di crisi, mentre invece alla prima occasione di divergenza, la nuova impalcatura di coppia comincia a scricchiolare e se, come capita a volte, non è abbastanza solida da resistere, crolla. Ritornare all’io dovrebbe richiedere lo stesso tempo occorso in precedenza per la coppia ma non è così, un secondo dopo il crollo si è già in modalità singola, anche se l’inconscio fa più fatica a riadattarsi. Tutto questo causa nelle due persone, o più probabilmente in una delle due a seconda della coppia, un atteggiamento profondamente turbato e addolorato, la rottura del legame provoca evidenti ferite a cui facilmente attribuire una colpa e così facendo si comincia a chiudere la porta all’esterno per convincersi dell’idea che tutto quanto fatto sia stato un errore.

Aprirsi è stato sbagliato, è stato ripagato in questo modo che ora ci sta facendo stare male. L’isolamento in se stessi è la migliore delle cose o quantomeno una distanza che ci ricordi quanto forzare una sintonia e quanto invece mantenere i propri sentimenti al sicuro.

Tutto questo è alla base di quello che è conosciuto come “Dilemma del Porcospino”: più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l'uno con l'altro. Ciò viene dall'idea che i porcospini possiedono aculei sulla propria schiena e se si avvicinassero tra loro, i propri aculei finirebbero col ferire entrambi. Traslato sugli esseri umani, se due persone iniziassero a prendersi cura e a fidarsi l'uno dell'altro, qualsiasi cosa spiacevole accadesse ad uno di loro ferirebbe anche l'altro e le incomprensioni tra i due potrebbero causare problemi ancora più grandi.

Il testo del dilemma elaborato da Schopenhauer è il seguente:

«Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l'uno verso l'altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l'uno lontano dall'altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.

A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli.»

La nostra natura però non ci consente di disporre da noi stessi di tutto quello che ci serve per stare bene: la ricerca di qualcun’altra in grado di saperci capire e apprezzare continua e continuerà ad essere il motore che ci spinge a vivere; una vita in solitaria senza il rischio di una delusione o di una puntura non vale la pena di essere vissuta, non può essere tale da soddisfare il nostro bisogno di completamento. È da mettere in conto la possibilità che non tutte le relazioni che instauriamo abbiano una durata eterna, questo non significa nascano già come errate o deboli... conosciamo la nostra natura meglio di chiunque altro e sappiamo quando allentare la presa per lasciare entrare qualcuno nella nostra intimità: dobbiamo ricordarci che una delusione non è sinonimo del fatto che non valga la pena farlo.

Lo scorso Natale girava un video molto emblematico di questa situazione: un istrice faticava a intrattenere relazioni con gli altri animali per via dei suoi pungenti aculei, veniva snobbato ed ignorato mentre tutti giocavano e nessuno sedeva a fianco a lui per timore di essere graffiato. Dopo qualche tempo il collettivo di animali fa un regalo all’istrice, una scatola piena di piccoli pezzi di polistirolo: l’istrice è contento del cambiamento mostrato dai suoi compagni, apre il pacco, ma non trovando nulla teme di essere stato nuovamente preso in giro finché non comprende che il regalo è proprio quello che vede! Quei pezzi di polistirolo sistemati su ognuno dei suoi aculei saranno lo strumento che lo avvicinerà ai suoi amici, godendosi abbracci e compagnia.(https://youtu.be/2tIvISN1o8U )

Quando cediamo a una relazione e ci apriamo, secondo me è come se ci stessimo sistemando l’un l’altro polistirolo protettivo sui nostri aculei... vale la pena farlo perché non possiamo disporre del calore di cui abbiamo bisogno autonomamente, è necessario che ci sia una visione interessata e protettiva da parte di un’altra persona perché è nella reciprocità del sentimento che la nostra condizione di essere umano trova la sua pienezza.

Nella foto di copertina un istrice tratto da “Istrice”, una canzone dei Subsonica, che tratta di una fine di una relazione sentimentale, nella quale il protagonista ripensando alla sua storia si chiede chi sarà il prossimo ad essere punto, chi si dedicherà alla persona che ora non sta più con lui, chi lo sostituirà... faticando a uscire dal dolore che una rottura inevitabilmente causa.


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